Caffè e emozioni: il collegamento tra aromi e benessere psicologico
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Il caffè è una delle più amate bevande al mondo e non c'è Paese che non ne custodisca una propria ricetta o tradizione nella sua preparazione: rappresenta un vero e proprio rito, un'esperienza sensoriale che si vive in solitudine o che si condivide con amici o conoscenti, in una pausa dal lavoro o per concludere al meglio un pranzo conviviale.
Bere caffè infatti non significa solo sorseggiare una bevanda corroborante dal gusto assolutamente unico e inconfondibile, ma si rivela anche una coccola per il benessere fisico e psichico. Molti sono infatti i benefici che derivano dal consumo, ovviamente moderato, del caffè e gran parte si riflettono proprio sulla sfera emotiva, donando ai fruitori un miglioramento delle funzionalità cognitive e una sensazione di piacevolezza che allontana i sintomi della depressione lieve.
Il potere della caffeina sul sistema nervoso centrale
La salute mentale ha la stessa importanza di quella fisica, con un impatto importante sulla vita quotidiana: l'OMS la definisce come quello stato di piacevole benessere che permette a una persona di affrontare le sfide di tutti i giorni, di lavorare al meglio, di mettersi all'opera per una realizzazione personale e di dare il proprio contributo alla società.
Di tutte le malattie che colpiscono la popolazione mondiale, quelle mentali superano patologie tumorali e cardiovascolari: ciò dimostra che è un argomento serio e assolutamente da non sottovalutare. Ovviamente esistono forme di disagio psichico e cognitivo, come ansia e depressione lieve, i cui sintomi possono essere alleviati non solo con i farmaci ma anche con l'assunzione di quegli alimenti amici della salute psico-fisica e il caffè è senza dubbio uno di questi.
Sono moltissime le ricerche che hanno dimostrato gli effetti benefici sulle prestazioni cognitive e sulle emozioni, derivanti dal consumo di caffè. Ricorrendo alla letteratura, come non citare il grande Omero, il quale scrive di una bevanda dal gusto amarognolo servita da Elena ai commensali della tavola di Menelao, con lo scopo di dimenticare i dispiaceri e di "asciugare le lacrime": secondo alcuni studiosi si tratterebbe proprio del caffè.
Le proprietà del caffè sono legate ai numerosi composti fenolici che contiene questa bevanda: a beneficiarne sono la sfera emotiva, cognitiva e comportamentale e molti studi sostengono questa tesi, tra i quali la ricerca effettuata dall'"Institute for Scientific Information on Coffea".
Un grande contributo è dato in particolare dalla caffeina, quell'alcaloide che rende il caffè amaro e che esercita addirittura un blando potere antidolorifico.
Ebbene la caffeina è nota per il suo effetto stimolante del sistema nervoso centrale, il che si traduce in un conseguente aumento di quei neurotrasmettitori come serotonina e dopamina, dai quali dipende l'umore. Uno studio pubblicato sulla rivista "Psycopharmacology" evidenzia questa proprietà del caffè assunto in dosi moderate, giustificando sostanzialmente tutti coloro che non possono iniziare degnamente la giornata senza assumere caffeina. Questo alcaloide dunque migliora la concentrazione e ottimizza i tempi di reazioni davanti a uno stimolo, contrastando poi l'adenosina: quest'ultima sostanza è coinvolta in moltissimi processi chimici che avvengono nell'organismo, esercitando un'azione neuromodulatoria sul sistema nervoso centrale.
In poche parole l'adenosina ha effetto sedativo e rilassante: la caffeina, bloccandola, incrementa la capacità neuronale e favorisce la produzione di norepinefrina e dopamina, aiutando di conseguenza a rimanere svegli e lucidi, a sentirsi più carichi di energia e ad avere anche un ottimo umore. Non stupisce che nel corso della Grande Guerra i soldati consumassero moltissimo caffè, per affrontare purtroppo gli orrori delle battaglie.
La caffeina e l'impatto sulle malattie neurodegenerative
Gli studi effettuati sul legame tra il caffè e il benessere psicologico hanno dimostrato che consumandone non più di 4 tazzine al giorno si ottiene un sensibile miglioramento del tono edonico, ossia aumenta quel senso di piacevolezza e soddisfazione, migliorando di conseguenza l'interazione nella società e diminuendo i disturbi legati alla forma più lieve dell'ansia. In generale basta 1 tazzina di caffè, ossia 75 mg di caffeina, a migliorare l'umore, la prontezza e la soglia di attenzione, con diminuzione di stanchezza e apatia. Consumando assieme, nell'ambito di un pranzo o cena, anche una piccola porzione di carboidrati, gli effetti sono amplificati.
Quando si parla di sfera psichica e cognitiva, non si può non soffermarsi sulle malattie neurodegenerative come il Morbo di Parkinson e l'Alzheimer: il caffè è ricchissimo di antiossidanti e polifenoli e un ruolo importante lo ricopre in particolare l'acido clorogenico che, secondo le ricerche pubblicate su "Frontiers in Aging Neuroscience", migliora negli anziani la memoria a breve termine.
Gli studi in atto evidenziano l'azione neuroprotettiva dei polifenoli contenuti nel caffè, i quali contrastano lo stress ossidativo ed eventuali infiammazioni a livello del cervello, favorendo il rilascio della proteina BDNF, la quale aiuta a mantenere sane le cellule. La ricerca pubblicata sulla rivista "Journal of Alzheimer's Disease" afferma che nei soggetti che consumano abitualmente caffè, la formazione di quelle placche cerebrali alla base dell'insorgenza dell'Alzheimer è frenata.
A beneficiare del consumo di caffè è anche la memoria a breve e a lungo termine, ma anche sulle capacità di apprendimento: è stato a tal proposito fatto un esperimento sui topi messi davanti a delle immagini e si è appurato che quelli a cui era stata somministrata la caffeina hanno in un certo senso riconosciuto con maggiore precisione determinate immagini.
Il caffè stimola il sistema nervoso centrale anche perché passa per l'apparato gastro-intestinale: non tutti sanno infatti che anche lungo l'intestino, così come sul pancreas, sono presenti moltissimi recettori del gusto amaro, proprio appunto del caffè.
Questi recettori inviano al cervello dei segnali che portano a rallentare lo svuotamento gastrico e a ridurre pian piano l'appetito. Questo non fa altro che dimostrare ulteriormente quanto sia forte il legame tra il caffè e la sfera cerebrale e psichica, anche attraverso il semplice olfatto.

Il caffè contro la depressione
Bere caffè nelle dosi consigliate, ovvero non oltre le 4 tazzine al giorno e possibilmente senza zucchero se non con dolcificanti naturali o miele, apporta dunque benefici all'umore: rende più energici e positivi, riducendo anche qui sintomi tipici della depressione lieve. A tal proposito si possono evidenziare i risultati di studi epidemiologici (tra i quali quelli pubblicati sulla rivista "Australian & New Zealand Journal of Psychiatry") che affermano la proprietà del caffè di ridurre l'insorgenza degli stati depressivi.
Questa bevanda, migliorando le funzionalità cognitive del cervello, riduce anche il rischio di sviluppare stati infiammatori cerebrali, alcuni dei quali sono collegati strettamente a una serie di disturbi mentali tra i quali proprio la depressione. Un grande contributo anche in questo caso, proviene da i composti antinfiammatori e antiossidanti contenuti nel caffè, oltre ovviamente all'acido clorogenico presente peraltro anche nel caffè verde. Questo acido favorisce la produzione e la biodisponibilità della serotonina, nota come ormone della felicità, contrastando il più possibile lo stato depressivo.
Quando si beve il caffè, inizia una vera e propria esperienza sensoriale che comprende ad esempio il sentire il suono della moka, il cucchiaino nella tazzina calda, il sapore inconfondibile di questo liquido nero con la schiumetta marrone in superficie e soprattutto il profumo. Come non trovare piacevole il profumo dei chicchi tostati o del caffè che sgorga dalla caffettiera: queste situazioni olfattive scatenano una serie di reazioni nel cervello in quanto proprio gli aromi del caffè contengono moltissime molecole volatili che, attraverso le vie aeree superiori, entrano in contatto con dei recettori, inviando così segnali al bulbo olfattivo. Quest'ultimo comunica con il cervello (comprese aree come l'ippocampo e l'amigdala) scatenando una serie di reazioni emotive positive. Il profumo del caffè stimola inoltre la produzione del neurotrasmettitore dopamina, con conseguente effetto calmante e di stimolo al piacere e alla felicità.
Il caffè dunque, bevuto con parsimonia e senza esagerare nelle dosi, si presenta come un ottimo alleato della salute, sia psichica che fisica: a questo proposito è d'obbligo ricordare che la bevanda originaria dell'Etiopia dona una visione più positiva della vita, migliora la reazione davanti agli stimoli anche negativi e allontana quell'ansia e quella depressione che oggi affligge molte persone, sia donne che bambini. Nello stesso tempo però aiuta a depurare il fegato e contrasta l'insorgenza di forme tumorali a carico di questo organo, migliora il metabolismo soprattutto del glucosio allontanando lo spettro di malattie come la sindrome metabolica e il diabete di tipo 2, riduce il grasso corporeo associato a uno stile di vita sano e infine migliora le funzionalità del sistema cardiovascolare.
Inserire il caffè nella propria dieta (va bene anche il decaffeinato, seppur con un po' meno di efficacia rispetto al caffè classico) è quindi consigliato per tutti coloro che hanno a cuore il proprio stato di salute e di benessere generale, senza dimenticare la bontà di questa scura bevanda che ormai fa parte della ritualità di gran parte della popolazione mondiale.


