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Caffè

Caffè al bar: ristretto, corto e lungo: quali differenze?

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Si dice che senza il caffè non si possa iniziare la giornata e, iperbole a parte una cosa è però senza dubbio certa, cioè che nel nostro paese in particolare il caffè è molto più di una bevanda; elemento di spicco della tradizione enogastronomica, si beve da Nord a Sud, durante l’intero arco della giornata, da soli e anche in compagnia… tuttavia si sa, i gusti sono gusti e di fianco ai puristi del prodotto c’è chi ama addolcirlo, chi preferisce accompagnarlo ai pasti e – addirittura – chi ne predilige la variante così detta all’americana.

Insomma il caffè è un rito capace di accomunarci tutti quanti, ma allo stesso tempo di dividerci senza riserve e vale pertanto la pena dedicare qualche riga ad una breve carrellata circa le principali tipologie comunemente più diffuse ed apprezzate della bevanda più popolare di sempre. Cercheremo allora di seguito di dare un nome alle versioni normalmente reperibili in qualunque bar dove si serve caffè di qualità, soffermandoci sulle rispettive caratteristiche e differenze esistenti tra i diversi prodotti richiamati.

Caffè corto o caffè espresso

È strano a dirsi ma nel resto del mondo il caffè "normale" non è certo quello che comunemente intendiamo noi. Questo vuol dire che se si va in vacanza all’estero, ordinare un generico "coffee" può riservare qualche brutta sorpresa; ecco allora l’importanza della dicitura aggiuntiva, capace di fare la differenza tra una colazione riuscita e una decisamente da dimenticare.

caffe espressoCon l’espressione corto si va appunto ad indicare il caffè nella classica tazzina di capienza variabile tra i 50 e i 65 millilitri. D’altra parte, però, a risultare ben più di uso comune nel Belpaese è l’espressione caffè espresso che sta letteralmente ad indicare qualcosa di veloce ed immediato, ma che a sua volta si usa per riferirsi alla tradizionale tipologia all’italiana (quella di origine partenopea); per intenderci si tratta della versione della bevanda che si consuma direttamente al bancone o seduti al tavolo del bar, di norma prodotto mediante l’uso della macchina per il caffè professionale che appunto è rinomata per la sua celerità.

Ci troveremmo pertanto davanti a due termini distinti, ma utilizzati in modo essenzialmente intercambiabile e infine votati ad identificare nella sostanza la stessa identica cosa, o quasi; perché pur trattandosi di una comune ipotesi di disambiguazione, non è da escludersi che questa parziale sovrapposizione possa generare alcuni fraintendimenti, prestandosi ad un alto grado di confusione tra la soluzione semplicemente corta, con la variante ristretta di cui si dirà di seguito.

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Il caffè ristretto

caffe ristrettoA sua volta rientra a pieno diritto nella categoria del caffè espresso, anzi in questo caso potremmo dire espressissimo… sì perché il processo di estrazione della versione ristretta è tanto complessa quanto breve: se un caffè normale impiega 20 secondi circa ad uscire, quello ristretto ancora meno. Il risultato sarà comunque una vera e propria esplosione di aroma!

Ottimo per le degustazioni e amato dagli appassionati del settore, diversamente da quello che si potrebbe pensare, però, in questa versione troviamo una concentrazione di caffeina decisamente ridotta rispetto al competitor lungo e addirittura a quello corto.

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Il caffè lungo

Intorno a quest’ultima variante il dibattito si spreca; è sicuramente la versione più popolare della nota bevanda scura all’estero ma non convince pienamente in Italia, dove l’allungo tassativamente non si protrae oltre una certa soglia.

caffe lungoEsistono vari metodi per la preparazione del caffè lungo, che si può ottenere tra gli altri anche comodamente a casa propria attraverso l’uso di una comunissima moka da fornello o ricorrendo alle apposite macchinette ad estrazione lenta. In entrambi i casi la polvere macinata entra in contatto con grandi quantità di acqua erogata attraverso un apposito serbatoio in una finestra temporale che può impiegare anche diversi minuti.

Il lungo del bar dal canto suo richiede qualche accorgimento extra; è risaputo che spingere la procedura di estrazione professionale oltre i 25 secondi rischia di compromettere il gusto finale, perché si aggiungerebbero alla bevanda erogata anche sostanze amare e difficilmente digeribili. Proprio per questo motivo i puristi della preparazione consigliano di realizzare la variante cosiddetta lunga semplicemente affiancando alla tazzina di espresso un bicchiere d’acqua (calda o fredda a seconda delle preferenze) o, tutt’al più, provvedendo alla diluizione del corto soltanto una volta conclusa la sua erogazione. In questo caso si otterrà una versione duratura, meno intensa ma altrettanto piacevole, da bere in più sorsi.

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Caffè lungo o corto? Quale contiene più caffeina?

Infine l’annoso dibattito che almeno una volta nella vita ha tormentato ognuno di noi, troverà a breve risposta. Sì perché un aspetto che i consumatori di caffè non sottovalutano è spesso quello della quantità di caffeina presente nel prodotto.

Essa non solo dipende dalla miscela selezionata, ma anche dalla modalità di erogazione e dalle relative fasi di estrazione. Ebbene è opinione comune che il caffè lungo, in quanto diluito e quindi meno carico di gusto, sia provvisto di un ridotto apporto dell’alcaloide… ma come spesso accade questo pensiero comune è decisamente errato, risultato di una percezione sensoriale fuorviata e fuorviante. Si anzi deve tranquillamente concludere – a rigor di logica – il contrario, ovvero che proprio perché caratterizzato da una maggior manipolazione della polvere, il caffè lungo sia infine il più ricco di caffeina rispetto a quelli ristretto e corto.